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Quando la cliente non paga un servizio, come mi devo comportare con la Ricevuta Fiscale?
Quando la cliente non paga un servizio, come mi devo comportare con la Ricevuta Fiscale?
Nel caso in cui al momento dell’ultimazione delle prestazioni di parrucchiere il corrispettivo non viene pagato, in tutto o in parte, è necessario indicare sulla ricevuta fiscale l’importo non pagato. Al momento del successivo pagamento, dovrà essere emessa una nuova ulteriore ricevuta fiscale nella quale saranno annotati gli estremi della prima. Di conseguenza alla fine della giornata in cui ho rilevato una prestazione con corrispettivo non pagato, non deve essere compreso nel totale giornaliero da indicare nel Registro dei Corrispettivi. Attenzione: l’importo non pagato deve essere indicato sulla ricevuta fiscale come "corrispettivo non pagato"s olo con riguardo alle prestazioni di servizi e non anche per la vendita di prodotti cosmetici in quanto per la cessione di beni l'operazione assume rilevanza anche se il corrispettivo non è stato pagato.
Capita a volte che una cliente per fare un regalo ad una amica, paga in anticipo un servizio di cui vuole farne omaggio. Cosa devo fare?
Se il corrispettivo viene pagato, in tutto o in parte, prima dell'esecuzione della prestazione, la ricevuta fiscale deve essere emessa al momento del pagamento e annotarla assieme agli altri corrispettivi giornalieri. La cliente che ha ricevuto in omaggio il servizio, si presenterà con un buono o altro documento simile. Al termine della prestazione sarà emessa un’altra ricevuta fiscale. Nella seconda ricevuta devono essere annotati gli estremi della ricevuta già emessa senza indicare il valore della prestaione.
Per quanto tempo devo conservare il registro dei corrispettivi, la copia delle ricevute fiscali e gli altri documenti contabili?
MODALITA' DI CONSERVAZIONE - L'articolo 2219 del codice civile stabilisce che tutte le scritture contabili devono essere tenute secondo le norme di un'ordinata contabilità senza spazi in bianco, senza interlinee e senza trasporti in margine. Non vi si possono fare abrasioni e, se è necessaria qualche cancellazione, questa deve eseguirsi in modo che le parole cancellate siano leggibili.
TERMINI DI CONSERVAZIONE - Le scritture contabili obbligatorie devono essere conservate (ai sensi dell'art. 2220 CC), per un periodo di 10 anni dall'ultima registrazione e, in ogni caso, fino a quando accertamenti e contenziosi su un determinato periodo d'imposta non sono divenuti definitivi
Che cos'è la "Licenza fiscale di esercizio"?
Chiunque intenda svolgere un’attività commerciale nel settore degli spiriti (mescita, vendita al dettaglio, commercio all’ingrosso, depositi a scopo di vendita) e di altri prodotti come liquori, vino, birra, profumeria, alcool puro, alcool denaturato deve chiedere all’Agenzia delle Dogane una Licenza fiscale di esercizio.
Le attività più comuni interessate al commercio degli spiriti:
Rivendite alimentari, bar, pasticcerie, pizzerie, ristoranti, trattorie, bottiglierie, enoteche, drogherie, fast food, pub, piano bar, discoteche, circoli, associazioni ricreative, profumerie, istituti di bellezza, parrucchieri, farmacie, erboristerie, depositi all’ingrosso, spacci interni, mense aziendali, commercio all’ingrosso, tabaccherie, supermercati, ipermercati, alberghi, tavole calde, locande, chioschi.
Come si ottiene la licenza?
È necessario presentare domanda su carta bollata all’Ufficio Tecnico di Finanza, nel capoluogo della sede ove si svolge l’attività.
Chiedo cortesemente delle delucidazioni in merito ai contratti di assunzione cosiddetti "a chiamata", grazie.
Sono stati ripristinati i contratti di lavoro intermittente o a "chiamata". Questa tipologia di contratto prevede che il lavoratore si mette a disposizione di un datore di lavoro che può utilizzare la prestazione lavorativa solo quando ne ha bisogno.
Il contratto può essere a tempo determinato o indeterminato e deve essere stipulato in forma scritta. Può riguardare lo svolgimento di prestazioni discontinue o intermittenti che dovranno essere individuate dai contratti collettivi di lavoro o in assenza dal Ministero del Lavoro con apposito Decreto Ministeriale.
Possono accedere a questo tipo di contratto:
- i lavoratori discontinui;
- i soggetti in stato di disoccupazione con meno di 25 anni di età;
- lavoratori con più di 45 anni di età che siano stati espulsi dal ciclo produttivo o siano iscritti alle liste di mobilità e di collocamento;
- tutti i lavoratori che prestano la loro attività in determinati periodi nell’arco della settimana, del mese o dell’anno.
Durante la durata del periodo di validità del contratto il lavoratore ha diritto a due tipologie di compensi. Il contratto di lavoro intermittente infatti si presenta in una duplice veste, rispettivamente con o senza l’obbligo di corrispondere una indennità di disponibilità, a seconda che il lavoratore si vincoli o meno a rispondere alla chiamata. L’obbligo di rispondere alla chiamata deve essere espressamente pattuito nel contratto di lavoro intermittente. L’indennità di disponibilità copre i periodi durante i quali il lavoratore rimane in attesa di utilizzazione garantendo la sua disponibilità al datore di lavoro. L’indennità non è anticipata alla stipulazione del contratto ma è corrisposta a consuntivo alla fine del mese. Quando invece lavora, ha diritto al normale trattamento economico previsto dai contratti collettivi, in proporzione alla prestazione effettivamente eseguita, al pari dei lavoratori che hanno le stesse mansioni. La legge prevede infatti che il lavoratore intermittente non debba ricevere, per i periodi lavorati, un trattamento economico e normativo complessivamente meno favorevole rispetto al lavoratore di pari livello, a parità di mansioni svolte. Tra gli obblighi del lavoratore invece: il rifiuto ingiustificato di rispondere alla chiamata del datore di lavoro da parte del prestatore che si è obbligato contrattualmente, ricevendo l’indennità di disponibilità, può comportare la risoluzione del contratto, la restituzione della quota di indennità di disponibilità riferita al periodo successivo all’ingiustificato rifiuto, nonché un risarcimento del danno nella misura fissata dai contratti collettivi o, in mancanza, dal contratto di lavoro. Infine il datore di lavoro è tenuto a versare i contributi, oltre che sull’importo della retribuzione corrisposta, sull’effettivo ammontare della indennità di disponibilità, anche in deroga alla vigente normativa in materia di minimale contributivo. Il trattamento economico derivante dal contratto collettivo costituisce reddito di lavoro subordinato e trova pertanto applicazione la disciplina del reddito di lavoro dipendente.Come precisato non esistono limitazioni di orario e quello che viene indicato nel contratto di assunzione è puramente indicativo e non vincolante per le parti. In ogni caso questo contratto può essere applicato a tutti i lavoratori comunitari, regolarmente residenti in Italia ed iscritti alla anagrafe italiana.
Ho sentito dire che nella home page del sito del salone devo indicare il numero di partita IVA. Devo indicarlo anche se non faccio commercio elettronico ma uso il web solo per una maggiore visibilità?
Nella home page del sito della proprio salone di acconciatura è obbligatoria l’indicazione nel numero di partita IVA. Può sembrare una banalità, una sciocchezza a cui non fare troppo caso ma la mancata indicazione del numero di Partita IVA comporta l’applicazione una sanzione che può variare da euro 258,00 fino a euro 2.065,00. L’indicazione del numero di Partita IVA nella home page è obbligatorio indipendentemente che il sito web sia utilizzato o meno per effettuare anche il commercio elettronico di prodotti. Quindi anche per un sito creato a solo scopo pubblicitario, il numero di partita IVA deve essere chiaramente indicato nella prima pagina che si apre dopo avere digitato l’URL dell’indirizzo.
In parole semplici, cosa sono gli studi di settore?
Gli studi di settore sono degli indicatori che permettono di determinare la capacità di reddito delle imprese. Con gli studi di settore che sono stati introdotti con l'ausilio delle Associazioni di Categoria e gli Ordini Professionali, vengono determinati ricavi o i compensi di un'impresa, un artigiano o un professionista utilizzando dei parametri determinati. Il Fisco per determinare questi indicatori si è basato sulle caratteristiche delle attività economiche e sulla condizione oggettiva dell'impresa come ad esempio il cui l'attività è esercitata (città, paese, centro, periferia), le dimensioni dei locali, il numero di dipendenti e collaboratori impiegati, i consumi di energia elettrica, ecc.. In pratica con gli studi di settore il fisco determina quanto dovrebbe guadagnare un'attività d'impresa. un lavoratore autonomo. Se l’artigiano, commerciante o professionista rientra nei parametri stabiliti per ogni singola attività, può stare abbastanza tranquillo e non dovrebbe avere problemi con il Fisco. Come detto, per l'individuazione degli indicatori sono state coinvolte le categorie interessate e milioni di contribuenti hanno compilato un dettagliato questionario.
